La cattiva educazione

di Vinicio Capossela

Questa mattina non mi son svegliata

e l’invasore ce l’avevo in casa

inseguita, controllata, minacciata

nel tossico vestito dell’amore.

Una camicia di veleno quel vestito

che brucia il tempo e tutte le sue ore

il pentimento e poi le scuse e il “farò meglio”

sono le maschere che hanno armato il coltello.

Son stati i padri, è stato il sacrificio

son stati i rifiuti a cui non si è educati

è stata la cattiva educazione

che non ha mai insegnato l’emozione.

È stato il falso romanticismo

che non si romanzi più l’orrore e il disonore

non c’è niente, niente da salvare

chi ha ucciso ha ucciso e questo è criminale.

E’ l’abbandono, dicono, e la gelosia

come se in fondo fosse un poco colpa mia

e un’altra volta è lui a prendere la scena

è ancora lui ad invocare pena.

Coi chiodi del possesso alza la voce

la passione che ti porta in croce

nel silenzio delle porte e poi ti uccide

con tutto quello che al mondo non si dice.

Son state le botte date a mia madre

son stati i soldi in una mano sola

è stato il domicilio, è stato per mio figlio…

Son stati i secoli di fischio al gatto

è stato il corpo esposto e nascosto

son stati i secoli di cattiva educazione e di prigione

del corpo offeso dall’amore.

Questa mattina non mi son svegliata

e il carnefice ce l’avevo in casa

non è stata la sfortuna, è stata la maledizione

che procede di generazione in generazione.

Questa mattina non mi son svegliata.